La sfida del ritiro sociale: un protocollo per salvare i giovani

In Italia cresce il fenomeno degli hikikomori. Nuove misure per contrastarlo.

La sfida del ritiro sociale: un protocollo per salvare i giovani

Nel caldo pomeriggio napoletano, tra il rumore ovattato delle strade e il fruscio delle piante mosse dal vento, una luce fioca trapela dalla finestra di un piccolo appartamento. Dietro quelle tende, un ragazzo trascorre la sua giornata in solitudine, isolato dal mondo esterno. È uno dei tanti giovani che, in Italia, vivono il dramma del ritiro sociale, un fenomeno noto come hikikomori. Ad oggi, si stima che siano circa 200.000 i giovani italiani chiusi nelle loro stanze, lontani da ogni interazione sociale. La situazione è allarmante, con un numero che è quasi raddoppiato negli ultimi tre anni, secondo l'Atlante dell'infanzia a rischio 2025 di Save the Children.

Un nuovo tavolo tecnico per affrontare l'emergenza

Per rispondere a questo crescente fenomeno, è stato istituito un tavolo tecnico a livello nazionale, con l'obiettivo di sviluppare un protocollo per la prevenzione, individuazione precoce e presa in carico del ritiro sociale, da consegnare entro il 30 settembre 2026. Il tavolo si propone di fornire linee guida operative per scuole, famiglie e servizi socio-sanitari, in modo da creare una rete di supporto solida ed efficace. A Napoli, la psichiatra Giulia Sagliocco dell'ASL, parte del gruppo di lavoro, sottolinea l'importanza di un approccio integrato: "È essenziale che tutti gli attori coinvolti lavorino in sinergia per affrontare un fenomeno così complesso".

Proposte di legge e osservatori nazionali

Parallelamente, la deputata Daniela Ruffino ha depositato alla Camera dei Deputati una proposta di legge che prevede la creazione di un Osservatorio Nazionale sul ritiro sociale e l'istituzione di un fondo annuale di 50 milioni di euro a sostegno di studenti e famiglie colpite. Queste misure potrebbero rappresentare un cambiamento significativo nella gestione del fenomeno, fornendo risorse concrete a chi deve affrontare quotidianamente le difficoltà legate all'isolamento sociale. "Il nostro obiettivo è garantire che nessun giovane venga lasciato solo", afferma la deputata Ruffino, sottolineando la necessità di interventi immediati e mirati.

La risposta delle comunità locali

Nel frattempo, le comunità locali e le scuole di Napoli stanno già iniziando a sperimentare nuove strategie per riaccogliere questi ragazzi nella vita sociale. Alcuni istituti hanno avviato programmi di tutoraggio personalizzati e attività extracurricolari per stimolare la partecipazione attiva. Le famiglie, dal canto loro, sono incentivate a partecipare a incontri di supporto psicologico e a gruppi di condivisione delle esperienze. L'obiettivo comune è quello di costruire un ambiente più accogliente e inclusivo, dove ogni giovane possa sentirsi parte integrante della comunità senza paura di essere giudicato o frainteso.

Contenuto a cura della redazione AMIICO — un prodotto sviluppato da Union Srl (Verona).