Adolescenti e chatbot: una nuova amicizia digitale

Sempre più giovani si affidano ai chatbot per sentirsi meno soli e giudicati.

Adolescenti e chatbot: una nuova amicizia digitale

Ero seduta su una panchina del parco a Roma, osservando i ragazzi che si radunavano con gli amici, ridevano e si scambiavano aneddoti. Tra loro, un ragazzo di circa 16 anni, Alessandro, digitava velocemente sul suo smartphone, isolato nel suo mondo. Curiosa, mi sono avvicinata e ho scoperto che stava conversando con un chatbot, un amico digitale che lo accompagnava ovunque andasse.

Alessandro mi ha spiegato che, a differenza delle conversazioni difficili con gli adulti, quell'intelligenza artificiale non lo avrebbe mai giudicato. Una ricerca della Fondazione Carolina, di recente ripresa dal centro studi CESDA, ha evidenziato che un adolescente su tre cerca in questi strumenti un amico sempre disponibile. Sembra che il 67% dei ragazzi tra i 9 e i 17 anni utilizzi regolarmente chatbot come ChatGPT o Character.AI.

Il confine tra solitudine e compagnia digitale

Per molti giovani, la solitudine è un peso quotidiano. L'OMS ha segnalato l'impatto devastante dell'isolamento sulla salute mentale, paragonandolo al fumo di 15 sigarette al giorno. In Italia, uno su cinque giovani ne soffre. Ma cos'è che spinge i ragazzi verso la compagnia digitale?

"La facilità di accesso e la mancanza di giudizio sono elementi chiave", afferma Laura, psicologa romana specializzata in adolescenza. "Anche se questi strumenti non possono sostituire il contatto umano, offrono un rifugio temporaneo che molti preferiscono a un silenzio opprimente."

L'importanza di aprire un dialogo

Se il 63,3% dei giovani non discute mai di queste interazioni con gli adulti, è fondamentale che i genitori e le figure educative inizino a creare spazi di dialogo aperto e non giudicante. "La tecnologia dovrebbe essere un ponte, non un muro", suggerisce Laura. "È importante informarsi su questi strumenti, capirli e discuterli insieme."

Alessandro, pur trovando conforto nei suoi chatbot, ammette di sentirsi a volte intrappolato in un ciclo di risposte automatiche. "Mi piacerebbe che gli adulti fossero più comprensivi e meno critici", mi ha confessato prima di tornare al suo gruppo di amici.

Questa esperienza mi ha aperto gli occhi sull'importanza di uno sforzo collettivo per garantire che i ragazzi non si sentano soli nel mondo digitale, ma supportati e compresi nel mondo reale.

Contenuto a cura della redazione AMIICO — un prodotto sviluppato da Union Srl (Verona).